Liberi pensieri

Liberi pensieri: Chi guarda una banda sfilare non può rendersene conto, ma ciò che anima un gruppo come il nostro non è solo la passione per la musica. Banda vuol dire amicizia, sorrisi e scherzi, ma anche liti, discussioni e chiarimenti. Della vita di una banda si può scrivere molto, da questo nasce l'idea di questa nuova sezione. Con la speranza che si possa riempire di articoli, di scritti, perche no? di poesie, vi invito a darci una mano a colmare queste pagine con le vostre parole! Scriveteci!!!

10.07.07

Il violinista Jones

Questo testo, tratto dall'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, è stato dedicato dal nostro Maestro Stefano a tutti i musicanti in occasione dell'80° anniversario di fondazione della Banda:


La terra emana una vibrazione
là nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente scopre che sai suonare,
ebbene, suonare ti tocca per tutta la vita.
Che cosa vedi, un raccolto di trifoglio?
O un prato da attraversare per arrivare al fiume?
Il vento è nel granturco; tuti freghi le mani
per i buoi ora pronti per il mercato;
oppure senti il fruscio delle gonne.
Come le ragazze quando ballano nel Boschetto.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un vortice di foglie significavano disastrosa siccità;
Per me somigliavano a Sammy Testarossa
che danzava al motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare i miei quaranta acri
per non parlare di acquistarne altri,
con una ridda di corni, fagotti e ottavini
agitata nella mia testa da corvi e pettirossi
e il cigolìo di un mulino a vento - solo questo?
E io non iniziai mai ad arare in vita mia
senza che qualcuno si fermasse per strada
e mi portasse via per un ballo o un picnic.
Finii con quaranta acri;
finii con una viola rotta -
e una risata spezzata, e mille ricordi,
e nemmeno un rimpianto.


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12.01.06

In un momento un pò così...

Cadere pesanti sul fondo del fiume
come sassi lanciati da un bimbo vivace.
Un tonfo e il freddo turbinìo dell'acqua
ti uccide col suo silenzio,
ti taglia con le sue lame di ghiaccio.

chiudi gli occhi e lasciati annegare:
qualcosa accadrà.


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29.12.05

Frammento...

"L'immensità dei tuoi occhi
che il sonno ha rubato
negandone visione"

da "La tua presenza"


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29.12.05

Il Saggio e la Saggezza

"...perciò il saggio abbraccia l'Uno
ed è di esempio al mondo.
Non si mette in mostra, e perciò
risplende;
non si giustifica, e perciò
viene riconosciuto;
non si vanta, e perciò
emerge;
non si identifica con le sue opere, e perciò
dura.
E' perchè non compete
che nessuno può competere con lui.
E' verso colui che è integro
che ogni cosa
fluisce spontaneamente."


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11.11.05

È la legge dell'amore a governare l'umanità.
Fosse stata la violenza, cioè l'odio, a governarci, ci saremmo estinti già da chissà quanto tempo.
E tuttavia la tragedia è che uomini e nazioni cosiddetti civili si comportano come se il fondamento della società fosse la violenza. (I - 266)

Gandhi


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21.10.05

Non essendo che uomini

Questa poesia di Dylan Thomas è stata dedicata dal nostro Maestro Stefano a tutti i componenti della banda.


Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi
Spauriti, pronunciando sillabe sommesse
Per timore di svegliare le cornacchie,
per timore di entrare senza rumore
in un mondo di ali e di stridi.

Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,
catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un
rametto, e, dopo l'agile ascesa,
cacciare la testa al di sopra dei rami
per ammirare stupiti le immancabili stelle.

Dalla confusione, come al solito,
e dallo stupore che l'uomo conosce,
dal caos verrebbe la beatitudine.

Questa, dunque, è leggiadria, dicevamo,
bambini che osservano con stupore le stelle,
è lo scopo e la conclusione.

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi...

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21.10.05

"Stare in banda"... Una bella provocazione...

Sono in difficoltà nel dire cosa rappresenti per me questa esperienza, questo gruppo.
Non è facile condividere esperienze diverse e molto varie con persone che la pensano in modo diverso da te, talvolta addirittura opposto.
Ci sono discussioni, momenti di grande tranquillità e tensioni che ti fanno letteralmente "mangiare il fegato".
Siamo 40 persone e abbiamo 40 modi diversi (se non di più) di vedere una stessa cosa. Ma c'è qualcosa che ci lega: la MUSICA.
Spesso sono pezzi che amiamo, altre volte brani che proprio "non ci vanno giù", ma sempre note su cui lavorare e crescere. INSIEME, mai da soli.
Mi si affaccia alla mente una frase di una canzone "... io mi accorgo che tutto intorno a me musica è..."
Tutto quello che ci sta intorno è davvero musica!
Ripensando a questa esperienza, a questi anni, ricordo molti servizi, i Raduni degli alpini, le cene sociali... Ma ogni volta che ripenso a queste giornate, non riesco a non avere impressi i volti di chi ha condiviso quelle ore con me.
Nella banda ho trovato delle grandi amicizie, persone speciali che, spero, continueranno a far parte della mia vita.
Ma devo riconoscere un'altra cosa...
E' stato fondamentale, per tutti i giovani che, nel tempo, sono entrati a far parte di questa realtà, l'ESEMPIO.
Quello che ci ha dato chi ci ha insegnato il solfeggio, l'imboccatura e le prime note sullo strumento, chi ci ha trasmesso il senso del dovere e dell'impegno e tutti quelli che ci hanno fatto capire che la vita di un gruppo è difficile ma anche tanto ricca.
Non ringrazierò mai abbastanza, ad esempio, chi ogni martedì (o venerdì) sera partiva da casa prima delle otto per andare a banda, dimostrandomi un enorme entusiasmo per qualcosa che non riuscivo bene a comprendere.
Ora, forse, lo capisco meglio...
Penso che amare la musica e, meglio ancora, amarla all'interno di un gruppo come la banda, ci avvicini sempre di più agli altri e unisca le nostre vite con un filo invisibile, ma resistente, che si fa sentire e che ti tiene legato alla tua realtà.
"Stare in banda", insomma, credo possa essere considerato uno STILE DI VITA: qualcosa che ti segna, che ti entusiasma e che può aiutarti a superare le tante situazioni della vita...


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08.10.05

Stare "in banda"

Da piccolo, se vedevo sfilare la banda, restavo affascinato da quel gruppo di persone che marciavano ordinate al tempo della loro stessa musica. Pensavo fossero militari, una specie di poliziotti le cui armi erano gli strumenti musicali.
La divisa blu, il cappello, il passo sicuro e cadenzato, attiravano la mia attenzione molto più delle note che rimbombavano per le vie strette del paese.
Quando, all'età di dodici anni mi fu proposto di entrar a far parte di quel gruppo, mi sentii il bimbo più fortunato della terra.
Iniziai a marciare per camera mia, a ritagliare nella carta finte cravatte o cappelli che potessero anche solo somigliare agli accessori della divisa della banda.
Poi arrivarono le lezioni di teoria della musica ed il solfeggio con i suoi ripetuti movimenti della mano e inesorabilmente mi schiantai contro una dura realtà: entrare nella banda non era poi così tanto facile! Tenni duro.
Dopo molti esercizi, sciolta la lettura delle note e rafforzato il senso del ritmo, mi venne finalmente assegnato il mio stumento: un trombone!
Quale gioia, tornare a casa e iniziare ad "allietare" parenti e vicini con scale, piccoli brani e persino improvvisazioni... Mi sentivo un piccolo professore d'orchestra; spesso mi chiudevo in camera, mettevo su una cassetta con qualche sinfonia o brano classico e chiudevo gli occhi, imbracciavo lo strumento e soffiavo. In quei momenti ero alla Scala, con Muti stesso a dirigermi, o all'Arena, sotto le stelle di Verona, davanti al più attento pubblico che fosse mai esistito.
L'immaginazione lavorara instancabile in quei mesi, fino a quando giunse il vero e proprio debutto. Mi ricordo ancora, era un venerdi sera d'autunno inoltrato, ormai ero pronto (come si dice? Maturo).
Fu la prima volta quella sera che suonai con altre persone, fu la mia prima prova con la banda.
Da allora molti anni sono passati, ho persino cambiato strumento, ho sfilato molte volte, fatto parecchi concerti, ma ripovo tuttora l'identica emozione quando mi ritrovo a suonare con gli amici della banda.
Non è retorica, è verità. Lo stesso brivido mi ha persino scosso l'altro giorno, quando suonando in centro a Bergamo, avvertivo quanto la gente gradisse la nostra musica e quanto noi stessi ci sentissimo uniti in essa.
Certo, non son sempre rose e fiori. Discussioni e chiarimenti non sono rari tra i musicanti, ma credo che quando si sta in un gruppo ciò rientri nell'ordine naturale delle cose. Più l'osservo e più mi accorgo che la banda è come una famiglia allargata, con gli anziani, saggi, dai quali imparare sempre qualcosa, e con i giovani, allegri, a volte indisciplinati, ma dai quali attingere energia e vitalità.
E noto anche che c'è un fine che lega indirettamente tutti noi: la voglia di crescere divertendosi.


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